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Bigenitorialità e alta conflittualità: il ruolo cruciale dei Servizi Sociali nell’ordinanza n. 13981/2026

con l’ordinanza n. 13981 del 13 maggio 2026, la Suprema Corte di Cassazione, I Sezione Civile, si è pronunciata in materia di bigenitorialità, precisando che quando il conflitto tra i genitori è troppo alto, il giudice può demandare ai servizi sociali la gestione delle decisioni più delicate, come quelle relative alla salute e al percorso scolastico dei figli. Questo intervento serve a disinnescare le tensioni, garantendo che le scelte fondamentali siano prese per il bene del minore e non in funzione del contrasto tra gli ex partner, ferma restando la necessità di definire un calendario di incontri preciso che sostenga e promuova il diritto alla bigenitorialità.

Il caso

La vicenda giudiziaria trae origine da una controversia relativa all’affidamento e alla collocazione di una minore, nata nel 2013 da una relazione tra due genitori non coniugati.

Il contenzioso ha riguardato, fin dal principio, la gestione della quotidianità della bambina, la sua residenza abituale e le modalità con cui il padre e la madre avrebbero dovuto esercitare il proprio diritto di visita.

Dopo una prima pronuncia del Tribunale di primo grado, la questione era giunta dinanzi alla Corte d’Appello, che aveva disposto l’affidamento condiviso con collocazione prevalente presso la madre. Successivamente, la Suprema Corte di Cassazione era già intervenuta sulla vicenda con un’ordinanza del 2025, cassando il decreto d’appello con rinvio.

In quell’occasione, la Corte aveva censurato la decisione per non aver valutato in modo complessivo tutti i fattori del caso e per aver dato eccessivo peso alla volontà della minore, ignorando le criticità relazionali e le condotte ostruzionistiche emerse nel contesto di un conflitto genitoriale molto acceso.

In sede di rinvio, la Corte d’Appello ha riesaminato la situazione alla luce dei principi indicati dalla Cassazione, confermando l’affidamento condiviso ma introducendo misure specifiche per la gestione del conflitto, tra cui l’affidamento della minore ai Servizi Sociali per le decisioni di maggiore importanza e la predisposizione di un calendario di incontri protetto.

Contro tale decisione, il padre ha proposto un nuovo ricorso in Cassazione.

L’ordinanza n. 13981 del 13 maggio 2026

Con la decisione n. 13981 del 2026, la Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la correttezza dell’operato della Corte d’Appello.

Il Collegio ha innanzitutto ribadito un principio fondamentale: la presenza di una forte conflittualità tra i genitori non costituisce, di per sé, un ostacolo insormontabile all’affidamento condiviso. Se tale conflitto fosse sempre ostativo, l’affidamento condiviso finirebbe per diventare una misura residuale, snaturando la sua funzione primaria.

La Cassazione ha sottolineato che, nel giudizio di rinvio, la Corte d’Appello ha correttamente adempiuto al compito di valutare la situazione nel suo complesso e all’attualità.

I giudici di merito non si sono limitati a constatare il disaccordo, ma hanno adottato misure concrete per tutelare il percorso evolutivo della minore. In particolare, la decisione di affidare ai Servizi Sociali il potere decisionale su questioni cruciali — come la salute, l’istruzione e l’educazione — è stata considerata uno strumento necessario per “arginare” gli effetti deleteri del conflitto, evitando che la bambina resti ostaggio delle ostilità tra i genitori.

Inoltre, la Corte ha apprezzato l’istituzione di un calendario di incontri supportato dall’assistenza di un neuropsichiatra infantile.

Tale misura, lungi dall’essere una limitazione, è stata interpretata come un mezzo idoneo a garantire la continuità del rapporto padre-figlia, nonostante la distanza geografica tra le residenze dei genitori.

In definitiva, la pronuncia ha confermato che il giudice di merito, nel bilanciare gli interessi in gioco, ha operato in modo conforme al superiore interesse della minore, cercando di trasformare una situazione di stallo in un percorso di progressivo superamento dei conflitti.

La massima

Quando il conflitto fra i genitori è troppo alto il giudice affida ai servizi sociali le decisioni sulla salute e sulla scuola: insomma le scelte più importanti sono del Comune affinché la litigiosità si abbassi. In più, è necessario un calendario di incontri per favorire la bigenitorialità.

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