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Maltrattamenti in famiglia davanti ai figli: la Cassazione conferma l’aggravante della violenza assistita anche per una bambina di cinque anni

La Corte di Cassazione, Sesta Sezione Penale, con sentenza n. 1277/2026, depositata il 16 ottobre 2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per maltrattamenti nei confronti della convivente, aggravati dalla presenza della figlia minore.
La Suprema Corte ha ribadito che, ai fini del riconoscimento della cosiddetta violenza assistita, rileva l’idoneità delle condotte a compromettere il normale sviluppo psico-fisico del minore, valutata sulla base delle circostanze concrete.

Il caso

L’imputato aveva impugnato la sentenza della Corte di appello di Bari, contestando sia il diniego delle attenuanti generiche sia il riconoscimento dell’aggravante della violenza assistita. In particolare, sosteneva che non fosse stato adeguatamente spiegato come le condotte commesse in presenza della figlia, all’epoca di cinque anni, potessero pregiudicarne lo sviluppo.

La decisione della Cassazione

La Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i motivi. Quanto alle attenuanti generiche, ha precisato che la rinuncia a contestare la responsabilità non costituisce necessariamente un segno di ravvedimento, potendo rispondere anche a ragioni strategiche.
Sulla violenza assistita, i giudici hanno ritenuto corretta la valutazione della Corte d’appello, secondo cui la bambina era in grado di percepire l’aggressività delle condotte paterne e il disagio della madre. In alcuni episodi, infatti, aveva cercato di inserirsi nelle dinamiche conflittuali tra i genitori.
La Cassazione ha sottolineato che anche le aggressioni verbali, se inserite in un contesto familiare caratterizzato da maltrattamenti ripetuti, possono provocare un turbamento emotivo e mettere a rischio l’equilibrato sviluppo del minore.
L’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende, oltre alle spese della parte civile secondo quanto disposto dalla sentenza.

La massima

In tema di maltrattamenti in famiglia, ai fini del riconoscimento dell’aggravante della violenza assistita, rileva l’idoneità delle condotte commesse in presenza del minore a comprometterne il normale sviluppo psico-fisico. La valutazione deve considerare le circostanze concrete, tra cui l’età, la maturità del bambino, la capacità di percepire l’aggressività delle condotte e la pluralità degli episodi. Anche le aggressioni verbali, se inserite in un contesto di maltrattamenti ripetuti, possono determinare un significativo turbamento interiore e pregiudicare l’equilibrato sviluppo del minore.

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